Consulenza bilingue per gestire le vostre pratiche fiscali in Germania

Un’impresa italiana che lavora con la Germania o con altri paesi UE, così come un’azienda tedesca a tutti gli effetti, dovrà adempiere a diverse incombenze fiscali.
L’imprenditore italiano andrebbe quindi alla ricerca di un commercialista competente di lingua italiana al quale poter fare riferimento per tutte le dichiarazioni e pratiche fiscali necessarie.

Tuttavia, se per alcuni aspetti il sistema tributario tedesco è simile a quello italiano, per altri vi sono differenze sostanziali: la figura del commercialista tedesco è infatti molto diversa da quella del commercialista italiano. Avvalersi soltanto di un commercialista non consente di gestire tutte le attività di un’impresa costituita in Germania o di un’azienda italiana attiva sul territorio tedesco.

Posso gestire le mie attività in Germania senza aprire una sede locale?

Un’azienda italiana può avere occasionalmente rapporti con fornitori o clienti tedeschi per i quali il movimento di merce avviene solo sul territorio tedesco.
Esempio: una società italiana acquista pannelli solari in Germania che normalmente rivende in Italia. Nel caso in cui si trovi ad evadere l’ordine di un cliente tedesco, la società italiana emetterà la fattura, ma la merce verrà direttamente consegnata dal fornitore di pannelli solari tedesco.
Tale transazione richiede che l’azienda italiana presenti una dichiarazione all’agenzia delle entrate tedesca. L’azienda dovrà quindi richiedere presso l’agenzia delle entrate di Monaco il codice fiscale tedesco.
In base alle fatture emesse o ricevute, viene redatta mensilmente una dichiarazione Iva, su cui viene calcolato il rimborso dell’Iva oppure l’importo da versare per le attività svolte sul territorio tedesco.

Altea effettua la dichiarazione e gestisce la comunicazione, lo scambio di informazioni e l’invio di documentazione giustificativa all‘agenzia delle entrate, così da facilitare l’approvazione delle dichiarazioni e l’erogazione di eventuali rimborsi.

A quanto ammonta e come viene gestita l’IVA in Germania?

L’aliquota iva in germania per la maggior parte delle merci e dei servizi ammonta al 19%, mentre per un numero ridotto di prestazioni, ad esempio vendita di generi alimentari e opere d’arte, viene calcolata l’IVA al 7%.
Le aziende con partita IVA tedesca, sia con sede in Italia sia con sede in Germania, depositano le dichiarazioni fiscali in cui riportano i valori dell’IVA relativa alle vendite o agli acquisti.
In base all’entità degli importi dichiarati, l’agenzia delle entrate determina la frequenza della dichiarazione:

  • annuale o trimestrale in caso di importi ridotti.
  • mensile per gli importi più elevati.

Una prassi comune per facilitare la presentazione della relativa dichiarazione IVA in linea con le scadenze è la richiesta di una proroga di 30 giorni valida poi per tutte le dichiarazioni IVA successive.
Anche quando non vi è nulla da dichiarare, è obbligatorio presentare la dichiarazione di importo zero nei termini previsti. L’importo viene dunque versato o rimborsato alla società dopo eventuale richiesta di ulteriori informazioni o documentazione giustificativa.

A cosa serve e come si richiede lo Steuernummer?

Lo Steuernummer è il codice fiscale di un’azienda che viene assegnato ad una persona o società, anche straniera, attiva sul territorio tedesco.
La richiesta del codice fiscale va presentata presso l’agenzia delle entrate competente, ossia quella del comune in cui ha sede l’azienda o quella di Monaco per società estere.
Il codice fiscale in Germania deve essere obbligatoriamente riportato nelle fatture emesse e rappresenta il riferimento per tutte le pratiche burocratiche e finanziarie, come le dichiarazioni fiscali o le comunicazioni con l’agenzia delle entrate.

Quali sono le differenze a livello di fatturazione tra Italia e Germania?

Così come in Italia l’emissione di una fattura in Germania richiede:

  • numerazione progressiva delle fatture
  • nome, indirizzo e codice fiscale dell’azienda che emette le fatture
  • data di consegna della merce oppure della prestazione
  • descrizione del prodotto / servizio
  • indicazione dell’IVA o riferimento legislativo all’esenzione da IVA
  • indicazione metodo di pagamento

Diversamente dall’Italia l’emissione di una fattura tedesca non prevede:

  • il sistema della fattura “proforma”

Le società di capitali, al contrario delle società di persone, devono emettere e registrare contabilmente le fatture subito dopo la prestazione. L’IVA viene versata all’agenzia delle entrate nel mese di competenza, cioè nel mese in cui è stata emessa la fattura, indipendentemente da quando ne verrà effettuato il pagamento.

  • l’indicazione della partita IVA del destinatario della fattura.

Tale informazione non è infatti obbligatoria nelle fatture emesse tra società tedesche. Diversa è la situazione per transazioni con altri paesi dell’UE regolate tramite la procedura reverse charge.

Cos’è la procedura reverse charge per i Paesi dell’UE?

La reverse charge è una procedura fiscale che prevede l’emissione di una fattura esente da IVA per una transazione tra Stati membri dell’Unione Europea. Il documento dovrà sempre riportare la partita IVA di entrambe le parti.

Sarà la società che riceve il servizio a poter detrarre l’IVA tramite la propria dichiarazione fiscale. Se un prodotto viene venduto da una società italiana ad una società tedesca, che non dispone di partita IVA o filiali in Italia, l’azienda italiana emetterà una fattura esente IVA a quella tedesca facendo riferimento alla procedura reverse charge. A questo punto la società tedesca potrà dichiarare l’IVA all’agenzia delle entrate tedesca.

Questa procedura è riservata ai Paesi dell’UE e non può essere applicata ad esempio con la Svizzera.

Quali sono le norme per la fatturazione in caso di consignment stock?

La consegna in conto deposito (in inglese: consignment stock) è un processo di vendita e gestione della merce che si riferisce a:

  • consegna di merce ad esempio dall’Italia presso un magazzino situato in Germania e di proprietà del venditore italiano;
  • consegna di merce ad esempio dall’Italia presso un magazzino affittato dal venditore italiano ma di proprietà del cliente tedesco.

Il vantaggio è di poter vendere i propri prodotti all’estero senza dovervi creare una propria struttura. La merce resterà, inoltre, di proprietà del venditore italiano fino a che non verrà prelevata dal magazzino.

 

Dal punto di vista fiscale tale operazione richiederebbe:

  • l’apertura di una partita IVA tedesca;
  • la presentazione delle relative dichiarazioni IVA;
  • una fattura esente IVA emessa dall’azienda italiana (quale venditore/fornitore) a se stessa (quale ricevente della merce) con partita IVA tedesca. Quest’operazione giustifica il passaggio della merce dall’Italia alla Germania;
  • una fattura con IVA tedesca (19%) emessa dall’azienda italiana con partita IVA tedesca al cliente finale tedesco per lo spostamento della merce in Germania.

A partire dal 1° gennaio 2018 la procedura per questo tipo di operazioni può essere semplificata se al momento della consegna in Germania è già stato identificato un cliente che si è impegnato in modo vincolante ad acquistare la merce.

In questo caso la società italiana non dovrà aprire una partita IVA tedesca.

La procedura semplificata potrà essere applicata anche se la merce resterà ferma nel magazzino e se il pagamento avverrà soltanto al momento del ritiro della merce.

Dal punto di vista fiscale tale operazione richiede solamente:

  1. una fattura esente IVA della società italiana al cliente tedesco.

Questo procedimento non potrà, invece, essere applicato qualora vi sia soltanto un probabile acquirente della merce al momento della consegna in Germania, per esempio se il cliente potrà scegliere di restituire i beni senza quindi effettuare l’ordine.